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mercoledì, 30 aprile 2008

Erreics

Erreics

Son qui, al negativo
m’appendo per la testa
al mio vecchio chiodo
e tutto mi trapassa.
Di rami asciutti è la mia linfa
bianca
scolorano perfino
i sogni
 
 
(d’acqua)
ultimamente ho piani dentro
di sovrapposti bordi
deliranti
e scoscendo al fondo
senz’altre derive
che io non conosca già.
E’ forse dalla prima
fanciullezza ignara
che intuiamo il sentiero
come fosse canale
di fianchi senza risalita
nemmeno con le corde
ai chiodi.
Si scorre
 
(ripresa) 
Fintamente mi scorro
negli istanti congelati
dallo scatto
pellicole di me in embrione
se sottraiamo il movimento.
E’ dunque il mosso
quel che aggiunge la menzogna?
Una porta ferma
non ha con sé né l’apertura
né chiusura, e probabilmente
si sfinisce anche nel suo esser porta
ché non traduce più
e non comprende un al di là
o un qua.
Sbriciola il senso di questo costrutto
che è il sogno esistenziale,
quando sospendiamo il giro
della manovella
e il proietto si fissa talmente
alla parete che diventa suo pigmento:
che senso ha più l’essenza
senza la conduzione ad altro
al suo converso o a una dirittura
sia pur solo disegno?
Affonda qui la tragedia, infima,
dell’indecisione in punto
se restare oppure andare.
 
postato da: Skye1 alle ore 08:44 | link | commenti (5)
categorie: diagnostica