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lunedì, 05 maggio 2008

D'allungo d'ombra

D'allungo d'ombra
          
E’ infame la poesia
quando non rende
e beffarda si diverte
a rovesciare la corrente.
Aggiunge sabbia
al sistema cubico
del carbonio, curvarlo
a diventare vetro
 
s’inganna Paracelso.
 
Nella tempra il calore
eccede o manca
e la foggia ammolla
retrocedendo il tempo
sul quadrato degli orologi
di Figueres.
Il senso allunga piuttosto
almeno quanto l’ombra
in san petronio fino
al piede di chi resta
e stende sé, meridiano,
in una fionda controvento.
Così non mi raggiungo
e compio nel costrutto
io tartaruga d’Achille
il paradosso, io tallone
io da me ferito a morte.
domenica, 09 marzo 2008

Giornalisti

Questa cosa che noi giornalisti siamo sempre di più, è preoccupante. Poiché aumenta in maniera esponenziale il numero delle false verità.
postato da: Skye1 alle ore 10:41 | link | commenti (13)
categorie: acrostici di essenze
lunedì, 18 febbraio 2008

Radice

E quest’abruzzesità che mi porto
dentro, catena cui non sfuggo
anelli di piombo trascino.
Chiusure di porta anche marcia
senza nodi di filtraggio
quando si chiude si chiude
e cala dalle guide pesante.
Serratezze al tombolo comasco
fili di pietra, intrecci lineari
ombre lunghe dagli avi.
Eppure dietro tutto è passato
alla macina, raffinato dalla mano
e dal silenzio
non smette di rievocare
come di tragedia di cui si ripete
a infinito la battuta fondamentale,
epocale.
Laconicità di gesti fermati
nel sole cotti privi di scusa meridionale
né asfittiche case di città senza appello
occhi perduti accanto alle mandrie
antiche alle transumanze.
Greggi di pensieri a grappolo
viluppo rubino, mansueto,
zitto, senza destino. Di oli, di vini senza nome.
Genziana amara sotto la lingua.
Si sta. E assaporo a forza.
postato da: Skye1 alle ore 21:24 | link | commenti (6)
categorie: acrostici di essenze
lunedì, 08 ottobre 2007

Le rimanenze

Poggiati oggetti come perché stanchi
in uno spazio deciso e sempre quello
copri di te le pressioni, tempo.
Affacci su un lago
folaghe lunghe, appena stridio sospeso
che trapassa
senza vento.
Finestra a braccia in croce
di legni d’aurora segnata per rami,
respiro,
proseguo un destino
intuìto come l’ala del colosso che cade.

Nessun fragore al tonfo
Solo, dispersa, l’alcova ancora calda
della cicogna usurpata.


postato da: Skye1 alle ore 11:46 | link | commenti (6)
categorie: acrostici di essenze
domenica, 05 agosto 2007

Lapicidio

Un giallo antico
 
 
Negli occhi cavi infilo a forza il destino
esattamente partito, un pezzo nero in un lato
e un’orgia di luce nell’altro
 
Così plasmo una mummia
senza sangue e fissosorriso,
come di fanciulla ionica condannata
a reggere una colonna.
 
Stilofori i leoni in eterno agguato
e senza balzo, sopportano tutto
perfino l’angheria di un calco
sopraggiunto.
 
Due occhi cavi e due leoni
due travi per non vedere
due monoliti senza un architrave
ci si domanda dove progetto
d’architetto greco abbia fallito
 
Ci si domanda
come mai questo vuoto
e tanto peso
 
 
 
Fregi
 
Fissità immote cuorità
svuotate d’aorta
e cavate di cervello dal naso
con uncino di sacerdote all’uopo
per indefiniti paesaggi
mai giungeranno nemmeno
a un’ombra di limbo.
 
Si viaggia, cavi dentro.
Senza un sospetto.
 
 
 
Partiture sincroniche
 
Cori battenti da guance pallide
di navate senza più fedeli.
Vuoto e cavità smunte al suono
si domandano invano
dove l’incontro
delle melodie lanciate ad arco
cercando l’incrocio.
Forse un cielo oltre la volta
un’altra volta -l’ultima forse-
ha raccolto il filo
e appende all’ascolto
le solitudini umane
come parcelle d’atomica fissione,
entità solitarie destinate
al vicinato senza osmosi occorsa
 
Capisco, a volte 
come sia stato possibile
il genocidio
 
postato da: Skye1 alle ore 12:34 | link | commenti
categorie: acrostici di essenze
giovedì, 02 agosto 2007

Limen

E' il sole che fa cadere lembi di pelle
zolle di sete alla deriva di un soffio?

Randagi passati all'orizzonte
aerei dispersi e senza scie
che vanno

Avere nel palmo quattro monete
senza più corso

un giardino alle spalle
pagine al vento
occhiali poggiati distrattamente
segni di appunti un po’ sparsi
piume di trattenute lezioni

Nella lingua i vini bevuti
nelle orecchie le danze
nel respiro i cento passi
di un’inferma adolescenza ignorante
da schiusa d’un pulcino

Aver intuito un’assenza grammaticale
come una mano leggera di pittura all’acqua

mescolarsi ai molteplici già occorsi
nel vello molle degli specchi duri

trapassare

dal limbo a un limbo

E’ il moto di un sasso che ha perso il suo nome
per pura mancanza di gravità

Nel risvolto di un collo
la taglia accresciuta, d’un tratto.

postato da: Skye1 alle ore 14:18 | link | commenti
categorie: acrostici di essenze
giovedì, 19 luglio 2007

Van Gogh

Van Gogh

       La nuit étoileé


Ho un orizzonte in note
di stelle in chiavi di violino
a danzare in azzurri violenti, vibrazioni
d'acque incise in aranci riflessi, strette lame
o piccoli lombrichi lacustri
dondolanti appena a nessun soffio.
Un calderone di mistura stregata
vertigine a un centro d'acqua, il cielo
incupa di strappati lembi di pelle.
Giostra di giri nella baia di notte che sale
giace e respira, ombrosa s'accende
del respiro del mare aperto, che non vedo.
Tutto ritorna nell'arco visivo
mentre nulla è figura di turbamento.

Cristi a braccetto
camminiamo ignari sul niente.










Questa poesia, uno studio relativo a omonima opera di Van Gogh, è nata da una collaborazione con otrel, che vivamente ringrazio.

postato da: Skye1 alle ore 14:50 | link | commenti
categorie: visioni, studi, acrostici di essenze
mercoledì, 18 luglio 2007

Dufy

Dufy

Interno con finestra aperta   
 
                   Dello specchio il rovescio dell’oltre
 
                       - non volli dire per non negarmi-
 
 
 
 
Traforo di blu
nel salotto dal rosso tappeto
spazi apertissimi sulla baia
degli angeli alla sera
Due finestre due occhi
uno sul mare l’altro sull’approdo
di case e di palme
unione immaginata nella punta di terra
ficcata nel turbine di cielo sospeso
oltre la ringhiera che mi separa
dai fiori bianchi 
il mio centro oculare
il mio bulbo oltre il quale
devo e voglio fuggire
 
strisce verticali sul muro come sbarre
 
Quella sedia non mi appartiene
 
 
 
 
                                                                                  15.3.06
postato da: Skye1 alle ore 21:39 | link | commenti (1)
categorie: visioni, studi, acrostici di essenze
sabato, 14 luglio 2007

Un suono

Orti. Lunghezze perdute in caldo marrone.
Fiato della notte al culmine
cammino appena un po’ frettoloso.
 
Luna caduta sui piccoli rumori.
Ho un pasto caldo da custodire nel petto
da portare oltre il sentiero
 
Rumori di zappe alla terra
vocii d’uomini rari, baritonali
cercano il filo col viso del cielo
che osserva con placida calma, profondo.
 
Un luogo di suoni
nel ciondolo che ho appeso al collo
dondolio come di culla.
 
postato da: Skye1 alle ore 13:13 | link | commenti
categorie: acrostici di essenze
venerdì, 13 luglio 2007

Svolto

Lascia. Lascio. Lascia che la poesia sia.
E come faccio a tagliare le corde
mi prendono i piedi e caviglie fin su alle gambe
mi scavano e attorcigliano dentro?
Intestini legati alla gogna della mia stessa mannaia
in agguato.
Una strettoia, un fiato
non hanno odore di fato ma solo di occhi che frugano dentro.
Già, come faccio a slegare, a slegarmi?
Tu mi dici: pesca dentro, o al peggio, aspetta
arriverà il giusto momento.
Mento? Lo poggio sul palmo
nel gesto del vuoto rappreso
nello sguardo che qui resta ma che appartiene a un altrove
uno qualsiasi, un cielo, semplicemente, ma che sia diverso.
Anche occhi di sofferenza che non conosco, ti ho detto.
anche quelli avrebbero forma d’acciarino percosso
che accenderebbe un barlume di cera calda
espansa che ancora respira nel piattino a mano aperta.
Piaghe di terra assetata, crepe senza passi di uomini
ma sopra un cammello con bocche nascoste
e pensieri sotto un turbante.
Destini non miei che vorrei avvicinare, toccare
lasciarmene infastidire o gioire senza un motivo.
Vivo. Ti dico che voglio mentre non ho
mi sento mancante, appetente
e banalmente un calice di giglio dove nessun’ape beve,
frastuono solo interiore, formiche impazzite
senza regina, gira che gira.
Lascia che sia. Lascio che sia.
Cercherò oltre il mio cerchio di latta              
che mi chiude come una botte
oltre le muffe pregiate e i funghi d’odori
buoni solo per i degustatori senz’altro mestiere.
Lascia. Colpo d’ascia spacco la botte
con taglio netto e cattivo.
Ci vuole cattiveria anche nel buono che sei
per dare ossigeno nuovo alle arterie.
Materie, altro non siamo, intristite
se il ricciolo rapito ci riassume.
Nuderò.
 
postato da: Skye1 alle ore 14:43 | link | commenti
categorie: acrostici di essenze
giovedì, 12 luglio 2007

Incurvamenti

Andando per archi mi domando
secondo l’esatta curva del gancio
di un’interrogativo inciso sul cielo
se mai l’orizzonte alla sera
s’apra in due cancelli al pensiero
di un desiderio che passa.
Così, banalmente, mi sento albero
con radici madre troppo profonde
e un fusto orrendamente solcato
come di rughe in verticale
su uno sfondo di luce;
e che dire dei rami, tensioni
oltre ogni tempo e misura,
capillari rovesciati a pescare nubi
o fulmini di temporali improvvisi
a rischio d’esserne inceneriti?
E’ una condizione di un permanere
nonostante il respiro si stacchi
e tracci di sé come righe nere
che da qui partono ma non se ne vede la fine.
Una sensazione di allungamento innaturale
che deforma plasticamente il fusto
in un’onda, in un arco –come dicevo-
che scaglia frecce nell’unica direzione che conosce,
protensione estrema di quel respiro
sottoradice alle stelle.
 
e non v’è luna che consoli
un canto ripetutamente sempre
 
postato da: Skye1 alle ore 08:17 | link | commenti
categorie: acrostici di essenze