
Buchi di chiave
a.
Ho messo la mano tra il cuscino
e la notte, in odore di insolita luna
lama tonda che gira e divide
il lato oscuro del sogno
dal rimasuglio di luce che resta a terra.
Entro di taglio e mi assopisco,
non vorrei disturbare me che dormo.
b.
Dove più il buco scuro, mi chiedo,
improbabile allo scioglimento
del grigio cupo in liquidità
d’argento, mettiamo, di un fiume
in corsa sotto le stelle
che fanno striscia di specchio
al mare, in tumultuosa attesa.
Poiché il respiro di una notte
sa premerti il petto con tocco lieve
quando il pensiero è l’abbassarsi
di palpebra odorosa di bosco
sopra un affanno.
c.
Se un istante è un punto
nel senso del nostro tempo
un’isola di piccolo infinito
e intorno sterminati bui,
tra noi e il successivo
è un abisso.
Nel sognare, forse, si compie
il passo
tra il mondo e il suo rovescio.
Su questa roccia infima e nera
sarei dunque l’imbuto
dalle pareti di specchio.
M’è venuta fame. Esco.