A fiato corto
Una parola che ricada a pioggia
almeno entrerebbe nella terra.
Sono stufa di parole
e surriscaldo i tubi del motore
interno senza scoppio,
monta monta monta
e non esplode.
Eppure include nel mattino
la parabola di una notte
ubriaca, fasciata da sette domande
come i sei personaggi
in cerca d’autore - lo so,
io sbaglio sempre i conti -.
Spalancare i vetri di un giorno
dopo, saltando il tempo
che corrode, e andare
per prati, come frati
a piedi scalzi, nudi.
Piego le lancette, nel gesto
stanco mentre le ripongo
in un cassetto [quello solito
dei poeti senza più poesia],
sposto le due scodelle con la sabbia
del mondo, sigillata
e vorrei soffiarla forte
via.