La parola scritta non può difendersi, e con essa i mondi che traduce.
Poggiati oggetti come perché stanchi
in uno spazio deciso e sempre quello
copri di te le pressioni, tempo.
Affacci su un lago
folaghe lunghe, appena stridio sospeso
che trapassa
senza vento.
Finestra a braccia in croce
di legni d’aurora segnata per rami,
respiro,
proseguo un destino
intuìto come l’ala del colosso che cade.
Nessun fragore al tonfo
Solo, dispersa, l’alcova ancora calda
della cicogna usurpata.