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Utente: Skye1
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domenica, 12 agosto 2007

In utero, in utile


In utero, in utile


Piccolezza minimata
sono piccola piccola
in acqua che nuoto sospesa
Trasparenze di palpebre
mai dischiuse tremano alle ombre
sussulto alle note basse
e mi faccio nell’angolo
che non trovo, spruzzata
di inchiostro. Onde di liquida attesa
entrano ed escono dalla mia pelle,
quinta senza peso, diafana diceria d’untore.
Non ho peso.
Vago.
Ho labili strisce di luci dentro
in un altrove fitto che potrei, un domani,
scoprire essere un bosco
di rami in cammino verso di me.
Vorrebbero trarmi fuori dalle mie membra
come Marsia quei rami opachi
mi stringono a volte
soffocanti ed estranei, senza odore.
Mi ritraggo.
E’ qui che voglio restare,
senza peso.

Ho il calcagno fragile,
vulnerabilità a un’altra vita.

postato da: Skye1 alle ore 10:55 | link | commenti (2)
categorie: soglie
martedì, 07 agosto 2007

Risuoni

Risuoni
 
Che avranno mai a che fare le cornamuse
col suono di luce d’estate -un frastuono fra le ciglia-
quando appoggiata la guancia
al muro di calce bianca, 
riaccosto le piccole parti?
 
Su onde lunghe d’erbe verde cupo smosse
se ne viene da oltretombe di cieli spersi
un soffio alla brughiera e lo percuote,
frugando polvere e terra e muri di pietre
tutto quanto incontra come basso disegno
posto di traverso.
E’ un’alba di voce che umida si confonde
coi già confusi bagliori della mia impronta
che su quella terra non c’era.
E sono là ancora, tuttavia, che lo rincorro
quel dilatarsi a dismisura entrarmi dentro
dalle orecchie cave alla pelle
e farmi suo peso leggero, oltre ogni mondo.
Calpestare brunezze appena smosse
dal muso di fiato di un agnello in cerca,
misurare a palmi la lontananza delle scogliere,
indugiare indeterminatezze di pensiero assente
invasi dal vento dell’otre in alta uniforme,
disegnarmi infine a mente il dipinto di tutto,
con dito di cielo. Camminare annusando.
Ho mescolato il profumo dei miei capelli come il fiume
al flusso continuo di suono di musa
intrecci di desiderio e destini,
riccioli d’aria perduta.
Il mio uomo ha voglia di ornarli.
 
postato da: Skye1 alle ore 22:19 | link | commenti
categorie:
domenica, 05 agosto 2007

Lapicidio

Un giallo antico
 
 
Negli occhi cavi infilo a forza il destino
esattamente partito, un pezzo nero in un lato
e un’orgia di luce nell’altro
 
Così plasmo una mummia
senza sangue e fissosorriso,
come di fanciulla ionica condannata
a reggere una colonna.
 
Stilofori i leoni in eterno agguato
e senza balzo, sopportano tutto
perfino l’angheria di un calco
sopraggiunto.
 
Due occhi cavi e due leoni
due travi per non vedere
due monoliti senza un architrave
ci si domanda dove progetto
d’architetto greco abbia fallito
 
Ci si domanda
come mai questo vuoto
e tanto peso
 
 
 
Fregi
 
Fissità immote cuorità
svuotate d’aorta
e cavate di cervello dal naso
con uncino di sacerdote all’uopo
per indefiniti paesaggi
mai giungeranno nemmeno
a un’ombra di limbo.
 
Si viaggia, cavi dentro.
Senza un sospetto.
 
 
 
Partiture sincroniche
 
Cori battenti da guance pallide
di navate senza più fedeli.
Vuoto e cavità smunte al suono
si domandano invano
dove l’incontro
delle melodie lanciate ad arco
cercando l’incrocio.
Forse un cielo oltre la volta
un’altra volta -l’ultima forse-
ha raccolto il filo
e appende all’ascolto
le solitudini umane
come parcelle d’atomica fissione,
entità solitarie destinate
al vicinato senza osmosi occorsa
 
Capisco, a volte 
come sia stato possibile
il genocidio
 
postato da: Skye1 alle ore 12:34 | link | commenti
categorie: acrostici di essenze
giovedì, 02 agosto 2007

Limen

E' il sole che fa cadere lembi di pelle
zolle di sete alla deriva di un soffio?

Randagi passati all'orizzonte
aerei dispersi e senza scie
che vanno

Avere nel palmo quattro monete
senza più corso

un giardino alle spalle
pagine al vento
occhiali poggiati distrattamente
segni di appunti un po’ sparsi
piume di trattenute lezioni

Nella lingua i vini bevuti
nelle orecchie le danze
nel respiro i cento passi
di un’inferma adolescenza ignorante
da schiusa d’un pulcino

Aver intuito un’assenza grammaticale
come una mano leggera di pittura all’acqua

mescolarsi ai molteplici già occorsi
nel vello molle degli specchi duri

trapassare

dal limbo a un limbo

E’ il moto di un sasso che ha perso il suo nome
per pura mancanza di gravità

Nel risvolto di un collo
la taglia accresciuta, d’un tratto.

postato da: Skye1 alle ore 14:18 | link | commenti
categorie: acrostici di essenze