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mercoledì, 30 luglio 2008

Ho sostato il mio tempo

                                                                         Campo di grano - D. Failla


Ho sostato il mio tempo

Camminando in scarpe più grandi
ho tracciato il sogno come in solchi
di bruna attesa. Zitto il campo
e rigoglioso di sciami operosi
tremulo variare d’impressione
a un sentire, contro il velo di luce
del cielo d’agosto
quello che abbaglia e frastuona
in cicale lontane.                                       
E’ questa giacenza di tagliato
riavvolto in flusso d’infinito
verde fieno, quel che ammalia
l’impronta di me a doverla inserire
in un contesto caro [non saprei il perché],
o in giallo grano che ritorna
nelle pupille degli anni,
quando un grembiule non nascondeva
l’odore primo dei pomodori
recisi di fresco;
o quando al declinare del palmo
di mio nonno, la zappa quieta
appoggiata paziente al tronco,
si immaginava il fuoco di lì alla prima sera.
Sarà un ritorno di pagliuzze
senza logica successione, infervorate
come i lapilli dai ceppi al respiro
dell’annerire del cielo in pensieri
ormai alla tregua, che s’imbarbagliano
a dar barlume vivo all’irrisolto;
sarà che in ogni sera si rimescolano
le bellezze, d’ogni passo e le parole
non dette
incrociano i talenti dispersi
come il becco d’una rondine giovane
per caso la preda.
Sarà tutto quel che procede da qualche punto
deciso o accaduto all’inizio
che mi preme dentro e detta il respiro,
nell’ora sospesa della meditazione
e mi riconduce a quei campi
in uno soltanto, conficcato
nella radice, come al costato.
 
postato da: Skye1 alle ore 16:36 | link | commenti (12)
categorie: soglie
mercoledì, 02 luglio 2008

Nombre

 

                                                                  Blau Grun - Novakovic

Nombre

Non ho bisogno d’altre
ombre oltre quella
della luna insonne.
Mi spoglio dell’incanto
bianca
e cerco i semi che ho interrato
in altre primavere.
 
Ho tentato di trovare in molti
solchi la magia che mi aiutasse
a dimenticare il niente
quello dentro
senza mai un motivo
altro
che un gene forse impresso
quando nacqui, ignara.
 
Così chiudo questa
pagina del libro
di una storia mia, scritta
ogni notte alla tenue luce
chiara
sbiadita per insufficienza
di una linfa.
 
Senza un controluce
la filigrana del mio tempo
quello delle assenze
attesa voce attesa
perduta oltreorizzonte.
postato da: Skye1 alle ore 00:54 | link | commenti (4)
categorie: poesia, amore
lunedì, 12 maggio 2008

Aggiustamenti a valvole da radio londra

 
E’ un atto di cosmesi naturale
strappare il suono
del mio mare
lungo il bordo, piano
dal rimbalzo sullo scoglio
cocleare. Ci vogliono tempo e calore.
 
Reclamo spazio
e crome piene di silenzio
per depositare sopra il cubo
della visione a tutto tondo
almeno da tre mondi
l’intervallo fra il fatto
ed il giudizio.
 
“ho visto cose” -diceva quello-
e io le sento. E reietto occorre
il disturbo, o corretto
nella distorsione d’onde.
Mi cerco
quella manopola visionaria
che in qualche anfratto
di frammentario sogno
avevo intuìto. Aggiusto
la frequenza, allineo
ad altre storie un mezzo senso
e forse ne caverò due ottavi
e poi ancora meno e sempre meno.
 
 
postato da: Skye1 alle ore 16:16 | link | commenti (3)
categorie: euristica
domenica, 11 maggio 2008

Il sogno realizzato


                                    by Skye1

Gio', felice di essere a Londra. Anzi: strafelice!

 

postato da: Skye1 alle ore 21:23 | link | commenti
categorie:
lunedì, 05 maggio 2008

D'allungo d'ombra

D'allungo d'ombra
          
E’ infame la poesia
quando non rende
e beffarda si diverte
a rovesciare la corrente.
Aggiunge sabbia
al sistema cubico
del carbonio, curvarlo
a diventare vetro
 
s’inganna Paracelso.
 
Nella tempra il calore
eccede o manca
e la foggia ammolla
retrocedendo il tempo
sul quadrato degli orologi
di Figueres.
Il senso allunga piuttosto
almeno quanto l’ombra
in san petronio fino
al piede di chi resta
e stende sé, meridiano,
in una fionda controvento.
Così non mi raggiungo
e compio nel costrutto
io tartaruga d’Achille
il paradosso, io tallone
io da me ferito a morte.
mercoledì, 30 aprile 2008

Erreics

Erreics

Son qui, al negativo
m’appendo per la testa
al mio vecchio chiodo
e tutto mi trapassa.
Di rami asciutti è la mia linfa
bianca
scolorano perfino
i sogni
 
 
(d’acqua)
ultimamente ho piani dentro
di sovrapposti bordi
deliranti
e scoscendo al fondo
senz’altre derive
che io non conosca già.
E’ forse dalla prima
fanciullezza ignara
che intuiamo il sentiero
come fosse canale
di fianchi senza risalita
nemmeno con le corde
ai chiodi.
Si scorre
 
(ripresa) 
Fintamente mi scorro
negli istanti congelati
dallo scatto
pellicole di me in embrione
se sottraiamo il movimento.
E’ dunque il mosso
quel che aggiunge la menzogna?
Una porta ferma
non ha con sé né l’apertura
né chiusura, e probabilmente
si sfinisce anche nel suo esser porta
ché non traduce più
e non comprende un al di là
o un qua.
Sbriciola il senso di questo costrutto
che è il sogno esistenziale,
quando sospendiamo il giro
della manovella
e il proietto si fissa talmente
alla parete che diventa suo pigmento:
che senso ha più l’essenza
senza la conduzione ad altro
al suo converso o a una dirittura
sia pur solo disegno?
Affonda qui la tragedia, infima,
dell’indecisione in punto
se restare oppure andare.
 
postato da: Skye1 alle ore 08:44 | link | commenti (5)
categorie: diagnostica
lunedì, 21 aprile 2008

Buchi di chiave

Buchi di chiave
 
a.
Ho messo la mano tra il cuscino
e la notte, in odore di insolita luna
lama tonda che gira e divide
il lato oscuro del sogno
dal rimasuglio di luce che resta a terra.
Entro di taglio e mi assopisco,
non vorrei disturbare me che dormo.
 
b.
Dove più il buco scuro, mi chiedo,
improbabile allo scioglimento
del grigio cupo in liquidità
d’argento, mettiamo, di un fiume
in corsa sotto le stelle
che fanno striscia di specchio
al mare, in tumultuosa attesa.
Poiché il respiro di una notte
sa premerti il petto con tocco lieve
quando il pensiero è l’abbassarsi
di palpebra odorosa di bosco
sopra un affanno.
 
c.
Se un istante è un punto
nel senso del nostro tempo
un’isola di piccolo infinito
e intorno sterminati bui,
tra noi e il successivo
è un abisso.
Nel sognare, forse, si compie
il passo
tra il mondo e il suo rovescio.
Su questa roccia infima e nera
sarei dunque l’imbuto
dalle pareti di specchio.
 
M’è venuta fame. Esco.

 

postato da: Skye1 alle ore 10:55 | link | commenti (3)
categorie: soglie
domenica, 06 aprile 2008

Le foto dei bloggers

Gli uomini si direbbero più autoironici: spesso giocano a trasformare il loro volto e a imbruttirsi facendo smorfie e proponendo distorsioni di sé. Le donne no. C'è sempre la mania estetica d'apparire belle, in toto o nel particolare che esse stesse pensano sia più bello del loro corpo: il corpo, una specie di bancarella da mostrare, non ho capito bene se a vendere (cosa?) o a svendere (cosa?). In ogni modo le donne appaiono assai meno propense a giocare a imbruttirsi...E chi gioca meno, gioca male.

postato da: Skye1 alle ore 21:20 | link | commenti (5)
categorie: sotto la lente
martedì, 01 aprile 2008

Il filo

Il filo

                                                  il filo è ritorto
                                         il  fiume è un transito 
                                               che muta sempre
                                                  quel che non é.
                                            Un cerchio si chiude
                                         intorno a uno specchio
                                                   e al suo vuoto.


La notte entra nel sogno
e tristemente comprendiamo
di dormirci dentro (noi a noi)
e che ogni azione diventa
granello di sabbia
come non fosse nostra porzione
ma polvere vista allo specchio.

Una piega di foglio -voltato male-
aggiunge ora un dolore
una ruga un rimpianto.

Ho sognato Schopenhauer quella notte
seduto sopra la collina (degli stivali)
che tesseva i miei sogni
da una spola pescante oltre una soglia
dal maestoso buio
di quella notte che entra nel sogno.

                             

postato da: Skye1 alle ore 21:13 | link | commenti (2)
categorie: matrix
venerdì, 28 marzo 2008

Fermezze d'immobili a scuotersi (di co-raggio e co-tangenti)

 
Pulsante se premi
corda rigonfio a un tonfo
d’estrema rottura
come di fulmine squarcio
in serenità disattese.
Circonvolute pieghe
d’ostinatezze e trascorrimenti
senza conduzioni
[lasciar andare]
Non compie altro giro
se non il disegno dell’altro
da sé, del quel che accade
a prescindere da voluta
dritta, vista, puntata
come l’unica meta.
Non voglio dire che ho frantumato
il carboncino che avevo in tasca
[da legare alla fune] d’intento alla traccia
ma non tratteggiato,
è solo che ci si ritrova al centro
privi di un raggio.
Occorre un lancio, -un gancio-
e io lo vedo un grido.
Ci vuole voce.
postato da: Skye1 alle ore 17:27 | link | commenti (2)
categorie: sotto la lente
mercoledì, 19 marzo 2008

A fiato corto

A fiato corto
 
                    Una parola che ricada a pioggia
                         almeno entrerebbe nella terra.
 
 
Sono stufa di parole
e surriscaldo i tubi del motore
interno senza scoppio,
monta monta monta
e non esplode.
Eppure include nel mattino
la parabola di una notte
ubriaca, fasciata da sette domande
come i sei personaggi
in cerca d’autore - lo so,
io sbaglio sempre i conti -.
Spalancare i vetri di un giorno
dopo, saltando il tempo
che corrode, e andare
per prati, come frati
a piedi scalzi, nudi.
Piego le lancette, nel gesto
stanco mentre le ripongo
in un cassetto [quello solito
dei poeti senza più poesia],
sposto le due scodelle con la sabbia
del mondo, sigillata
e vorrei soffiarla forte
via.
postato da: Skye1 alle ore 22:15 | link | commenti (2)
categorie: soglie
lunedì, 17 marzo 2008

...non c'è sempre bisogno di un titolo...

E che poi ci si incontri, su sentieri imprevisti
è filo di un vecchio discorso
sul rocchetto dell'umanità, che dentro ha ancora
un punto luce. E se io la cerco, quella luce,
negli occhi di mi viene incontro
io non posso che riconoscere un fratello.

 

postato da: Skye1 alle ore 20:01 | link | commenti (2)
categorie: visioni
domenica, 09 marzo 2008

Giornalisti

Questa cosa che noi giornalisti siamo sempre di più, è preoccupante. Poiché aumenta in maniera esponenziale il numero delle false verità.
postato da: Skye1 alle ore 10:41 | link | commenti (13)
categorie: acrostici di essenze
martedì, 04 marzo 2008

Pausa di croma

 

Pausa di croma
 
Ammuta l’orizzonte nella linea
delle nubi livida gota
alla tempesta che si profila
e laggiù il mare, in inquieta attesa.
Giallamente scolora il declino
-e il destino-
del pomeriggio, [tempo sospeso]
Strapazzano gli uccelli
frastuonano sferragli di treni
addensa l’aria, che se la tocchi
ti resta nel palmo di una mano.
Si torna sempre pastori erranti
in una piana d’Asia
quando si resta, all’improvviso soli,
faccia al cosmo.
postato da: Skye1 alle ore 12:45 | link | commenti (6)
categorie: visioni
lunedì, 18 febbraio 2008

Radice

E quest’abruzzesità che mi porto
dentro, catena cui non sfuggo
anelli di piombo trascino.
Chiusure di porta anche marcia
senza nodi di filtraggio
quando si chiude si chiude
e cala dalle guide pesante.
Serratezze al tombolo comasco
fili di pietra, intrecci lineari
ombre lunghe dagli avi.
Eppure dietro tutto è passato
alla macina, raffinato dalla mano
e dal silenzio
non smette di rievocare
come di tragedia di cui si ripete
a infinito la battuta fondamentale,
epocale.
Laconicità di gesti fermati
nel sole cotti privi di scusa meridionale
né asfittiche case di città senza appello
occhi perduti accanto alle mandrie
antiche alle transumanze.
Greggi di pensieri a grappolo
viluppo rubino, mansueto,
zitto, senza destino. Di oli, di vini senza nome.
Genziana amara sotto la lingua.
Si sta. E assaporo a forza.
postato da: Skye1 alle ore 21:24 | link | commenti (6)
categorie: acrostici di essenze

Proietto

Dal soffoco esco di piatto
e rado mi faccio alla placida
attesa del lago.
E vado come il sasso
lanciato da mio padre
che mostrava l’incanto
di quel che non cade.
Ormai sono viaggio
lasciate griglie di numeri
senza conti che tornano
e abbandonati orti
solo faccia radente il lago.
Mi vago, perduto
ormeggio e scrollate àncore
come di foglie un albero
stanco al passato inverno
per legni nuovi.
Per essere per-dio
postato da: Skye1 alle ore 20:26 | link | commenti
categorie: visioni
mercoledì, 06 febbraio 2008

Le Rimembranze

 Roberto Herlitzka "re-cita" Leopardi -  Le rimembranze

Il maestro, non avrebbe mai recitato, infatti!

postato da: Skye1 alle ore 12:03 | link | commenti (5)
categorie: i miei ascolti
venerdì, 01 febbraio 2008

Silenzi

Silenzi

Entra, il sasso - di taglio-
è violenza delle cose dette.
Cerchio sordo dilata e non ho fiato
mentre canta il nodo
e non lo scioglie, io caverna
ampia Vuota
Mi fermo e guardo quella pietra
sé dicente amica
d’archi amari ha segnato dalla torre
nel mio ventre
rughe
in-gorgo senza fine,
onde di afonia riversa
mio sbaraglio senza tregua.
E taccio, ancora.
Con punta d’oca asciutta
scrivo nulla.

postato da: Skye1 alle ore 23:33 | link | commenti (5)
categorie:
lunedì, 08 ottobre 2007

Le rimanenze

Poggiati oggetti come perché stanchi
in uno spazio deciso e sempre quello
copri di te le pressioni, tempo.
Affacci su un lago
folaghe lunghe, appena stridio sospeso
che trapassa
senza vento.
Finestra a braccia in croce
di legni d’aurora segnata per rami,
respiro,
proseguo un destino
intuìto come l’ala del colosso che cade.

Nessun fragore al tonfo
Solo, dispersa, l’alcova ancora calda
della cicogna usurpata.


postato da: Skye1 alle ore 11:46 | link | commenti (6)
categorie: acrostici di essenze
lunedì, 24 settembre 2007

Contatti

 

Contatti

Tessuto rotondo di luna
ordito di respiri in canto,
atteggi mute lagnanze
di umanità denudate d’argento
quando le prue clandestine
bucavano il muro d’onde
della storia alla bonaccia.
Intrisa lividamente le ansie
gancio opportuno lasciato
cadere di smania d’oltrelido
…d’ignoto, levito di vento
sospinge la rada e la gonfia.
Tutto traccia di sole vie di sguardi
perdutamente desiderosi d’andare.
In quella esatta frazione
in cui il cuore non batte
e il sogno decide.
 
 
postato da: Skye1 alle ore 15:36 | link | commenti (1)
categorie: visioni
sabato, 22 settembre 2007

Tra i rovi

                                                                      Novakovic

Tra i rovi

Si cammina a piedi scalzi
in un letto d’ortiche
e con occhi smarriti
nelle pieghe vissute
di mani attorno all’osso.
Si cammina con occhi alle stelle
- come i poeti ambiscono fare -
cercando il riflesso
nel pasto frugale
e senza compromesso.
Il passo trova la strada
laddove la penna scorre
pure attraverso lo specchio
e un odore d’infamia
a volte ricopre i silenzi.
Dita di madri aggrappate
ai rami delle ricordanze
-speranze tradite-
nelle orme invisibili ai più.
E’ che ci si incastra
raramente
nei nostri percorsi alieni
dimenticando le nostre radici.
postato da: Skye1 alle ore 10:49 | link | commenti
categorie:
lunedì, 10 settembre 2007

Una traccia

                                 Chagall

Una traccia

Si distende placidità di tinte
pelle riflessa come di ballerine
in penombra, pallide attese.
Che non vi sia lume nei bui
temuti è mera immaginazione
di giganti offese alla fronte di perla,
e aspettavo.
Così nelle tortuose spostanze
- di danza- avvolta nell’ebbrezza
di proiezione d’infanzia
procedeva a volte l’esistere,
un non esitare per innocenza,
salto d’angelo nell’unico cono
di luce dall’alto, lampione desiderato
più d’ogni altra parvenza.
Punte di vento
soffiate da gote di un putto.
Solo in tal modo davo la mano
alla sposa alla promenade,
in uno spazio turchese mai visto.
 
Fondeva la stella dal palco,
spiccato il balzo
nel gesto a condursi
in altro ventre di cosmo rovescio,
sogni mai fusi.
postato da: Skye1 alle ore 14:53 | link | commenti (3)
categorie:
mercoledì, 05 settembre 2007

A pelo d'acqua

                                                                       Millais

Che questo giro di specchio
sia la corona di atollo di tempo
lagunare ristagno di ipotesi
di possibili esistenze in fiore,
mi sorprende respiro notturno
stasi in pensiero
declinate aspettative
secondo i codici dei paradigmi verbali
…sarò sarei sarò stata.
Una costola si stacca
-quanto è costato!-
e prende forma in creta di divenire
muove
si muove
infine muore
disfatta polvere terrosa assenza.
Come cammini senza gambe di carne,
mio sogno?
Rituffo placida parvenza
effusa e luminescente di stelle
di primo inverno
questo caro doppio nello specchio,
nel lago da cui ofelia mi guarda
e sussiste nel dramma
immobile nelle correnti di superficie.
 
Sguardo d’oltre traflesso
muto portale all’incontro
 

postato da: Skye1 alle ore 18:40 | link | commenti (2)
categorie: soglie
lunedì, 03 settembre 2007

Labilità

                                             Novakovic

Labilità

Sono corolla su due letti
su uno dormo sull’altro profumo
e conto come aghi che infilarono perle
gli istanti di primo albore.
Linee sottili di ciglia punte
le placide mammelle di collina stondate
che vedo tra due liste di persiana bruna
dal di qua d’ombra alle tre gobbe distanti.
Tutto si fa morbido spessore fra la mia stanza
e le case, azzurrità che ha voglia di farsi coperta,
più che cortina d’impedimento.
E tutto calando di sua pesantezza leggera
il sonno mi passa attraverso la pelle
mentre labile perdo il confine
se sia di letto il profumo o il dormire.
 

                                                                           

postato da: Skye1 alle ore 00:09 | link | commenti (2)
categorie: soglie
domenica, 12 agosto 2007

In utero, in utile


In utero, in utile


Piccolezza minimata
sono piccola piccola
in acqua che nuoto sospesa
Trasparenze di palpebre
mai dischiuse tremano alle ombre
sussulto alle note basse
e mi faccio nell’angolo
che non trovo, spruzzata
di inchiostro. Onde di liquida attesa
entrano ed escono dalla mia pelle,
quinta senza peso, diafana diceria d’untore.
Non ho peso.
Vago.
Ho labili strisce di luci dentro
in un altrove fitto che potrei, un domani,
scoprire essere un bosco
di rami in cammino verso di me.
Vorrebbero trarmi fuori dalle mie membra
come Marsia quei rami opachi
mi stringono a volte
soffocanti ed estranei, senza odore.
Mi ritraggo.
E’ qui che voglio restare,
senza peso.

Ho il calcagno fragile,
vulnerabilità a un’altra vita.

postato da: Skye1 alle ore 10:55 | link | commenti (2)
categorie: soglie
martedì, 07 agosto 2007

Risuoni

Risuoni
 
Che avranno mai a che fare le cornamuse
col suono di luce d’estate -un frastuono fra le ciglia-
quando appoggiata la guancia
al muro di calce bianca, 
riaccosto le piccole parti?
 
Su onde lunghe d’erbe verde cupo smosse
se ne viene da oltretombe di cieli spersi
un soffio alla brughiera e lo percuote,
frugando polvere e terra e muri di pietre
tutto quanto incontra come basso disegno
posto di traverso.
E’ un’alba di voce che umida si confonde
coi già confusi bagliori della mia impronta
che su quella terra non c’era.
E sono là ancora, tuttavia, che lo rincorro
quel dilatarsi a dismisura entrarmi dentro
dalle orecchie cave alla pelle
e farmi suo peso leggero, oltre ogni mondo.
Calpestare brunezze appena smosse
dal muso di fiato di un agnello in cerca,
misurare a palmi la lontananza delle scogliere,
indugiare indeterminatezze di pensiero assente
invasi dal vento dell’otre in alta uniforme,
disegnarmi infine a mente il dipinto di tutto,
con dito di cielo. Camminare annusando.
Ho mescolato il profumo dei miei capelli come il fiume
al flusso continuo di suono di musa
intrecci di desiderio e destini,
riccioli d’aria perduta.
Il mio uomo ha voglia di ornarli.
 
postato da: Skye1 alle ore 22:19 | link | commenti
categorie:
domenica, 05 agosto 2007

Lapicidio

Un giallo antico
 
 
Negli occhi cavi infilo a forza il destino
esattamente partito, un pezzo nero in un lato
e un’orgia di luce nell’altro
 
Così plasmo una mummia
senza sangue e fissosorriso,
come di fanciulla ionica condannata
a reggere una colonna.
 
Stilofori i leoni in eterno agguato
e senza balzo, sopportano tutto
perfino l’angheria di un calco
sopraggiunto.
 
Due occhi cavi e due leoni
due travi per non vedere
due monoliti senza un architrave
ci si domanda dove progetto
d’architetto greco abbia fallito
 
Ci si domanda
come mai questo vuoto
e tanto peso
 
 
 
Fregi
 
Fissità immote cuorità
svuotate d’aorta
e cavate di cervello dal naso
con uncino di sacerdote all’uopo
per indefiniti paesaggi
mai giungeranno nemmeno
a un’ombra di limbo.
 
Si viaggia, cavi dentro.
Senza un sospetto.
 
 
 
Partiture sincroniche
 
Cori battenti da guance pallide
di navate senza più fedeli.
Vuoto e cavità smunte al suono
si domandano invano
dove l’incontro
delle melodie lanciate ad arco
cercando l’incrocio.
Forse un cielo oltre la volta
un’altra volta -l’ultima forse-
ha raccolto il filo
e appende all’ascolto
le solitudini umane
come parcelle d’atomica fissione,
entità solitarie destinate
al vicinato senza osmosi occorsa
 
Capisco, a volte 
come sia stato possibile
il genocidio
 
postato da: Skye1 alle ore 12:34 | link | commenti
categorie: acrostici di essenze
giovedì, 02 agosto 2007

Limen

E' il sole che fa cadere lembi di pelle
zolle di sete alla deriva di un soffio?

Randagi passati all'orizzonte
aerei dispersi e senza scie
che vanno

Avere nel palmo quattro monete
senza più corso

un giardino alle spalle
pagine al vento
occhiali poggiati distrattamente
segni di appunti un po’ sparsi
piume di trattenute lezioni

Nella lingua i vini bevuti
nelle orecchie le danze
nel respiro i cento passi
di un’inferma adolescenza ignorante
da schiusa d’un pulcino

Aver intuito un’assenza grammaticale
come una mano leggera di pittura all’acqua

mescolarsi ai molteplici già occorsi
nel vello molle degli specchi duri

trapassare

dal limbo a un limbo

E’ il moto di un sasso che ha perso il suo nome
per pura mancanza di gravità

Nel risvolto di un collo
la taglia accresciuta, d’un tratto.

postato da: Skye1 alle ore 14:18 | link | commenti
categorie: acrostici di essenze
giovedì, 19 luglio 2007

Macrocosmo e Microcosmo

 

 

 Nebulosa: Piccolo Granchio 

 

 

 Synapsi: piccolo cervello

 

 

 

postato da: Skye1 alle ore 21:25 | link | commenti
categorie: visioni

Van Gogh

Van Gogh

       La nuit étoileé


Ho un orizzonte in note
di stelle in chiavi di violino
a danzare in azzurri violenti, vibrazioni
d'acque incise in aranci riflessi, strette lame
o piccoli lombrichi lacustri
dondolanti appena a nessun soffio.
Un calderone di mistura stregata
vertigine a un centro d'acqua, il cielo
incupa di strappati lembi di pelle.
Giostra di giri nella baia di notte che sale
giace e respira, ombrosa s'accende
del respiro del mare aperto, che non vedo.
Tutto ritorna nell'arco visivo
mentre nulla è figura di turbamento.

Cristi a braccetto
camminiamo ignari sul niente.










Questa poesia, uno studio relativo a omonima opera di Van Gogh, è nata da una collaborazione con otrel, che vivamente ringrazio.

postato da: Skye1 alle ore 14:50 | link | commenti
categorie: visioni, studi, acrostici di essenze